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  • Immagine del redattoreMassimo Gavello

Nessuno va al Vinitaly ma alla fine tutti vanno…

Aggiornamento: 19 apr 2023

Edizione 2023 da record con massiccia presenza dei produttori di Langhe e Roero.


VERONA - Vinitaly 2023 si è chiuso con 93 mila presenze complessive, di cui 29.600 straniere. La crescita rispetto all’ultima edizione è stata quasi totalmente determinata dagli ingressi di buyer esteri (+20% circa) provenienti da 143 Paesi, che in questa edizione hanno rappresentato un terzo del totale degli operatori accreditati. Di questi, oltre mille top buyer selezionati e ospitati da Veronafiere e da Ice-Agenzia. Vinitaly and the City, il “fuorisalone” veronese da quest’anno ritornato totalmente nella sfera organizzativa della fiera di Verona, ha inoltre registrato oltre 45 mila degustazioni (+50% sul 2022) da parte dei winelover nel centro storico di Verona. Nel 2024 Vinitaly andrà in scena dal 14 al 17 aprile.


«Chiudiamo oggi un Vinitaly finalmente a pieno regime, che ha visto una partecipazione corale di operatori, stampa e istituzioni. Siamo particolarmente soddisfatti per il riscontro che stiamo riscuotendo dalle aziende e dai territori, che rappresentano la vera forza di questa manifestazione». Lo ha detto, in chiusura di Vinitaly, il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo. «L’obiettivo – ha aggiunto – è quello di costruire con i partner istituzionali una piattaforma promozionale permanente e coordinata in grado di attrarre da un lato gli investimenti dell’incoming sull’Italia, dall’altro sul prodotto italiano all’estero con un radicamento di Veronafiere - dopo Brasile e Cina - negli Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud e Far East».


600 produttori piemontesi di cui la maggioranza da Langhe e Roero.


Un’edizione di Vinitaly, quindi, a tutto business, che ha visto una presenza da record

anche per i produttori piemontesi, oltre 600, di cui la maggioranza da Langhe e Roero.

E' proprio questo record di presenze dei produttori di Langhe e Roero che ha stupito molto gli "addetti ai lavori" tra cui il noto giornalista Paolo Massobrio che in un post su Instagram ha affermato:


"Il presidente del Consorzio Barolo Matteo Ascheri da un paio d’anni dichiara ai giornali la solita solfa sulle fiere che avrebbero perso utilità. Lo ha fatto anche sabato sulla Stampa dicendo che invece l’evento di Grandi Langhe e’ stata la scelta giusta (anche lui ha portato 1000 buyer esteri a Torino come Vinitaly?). Tuttavia oggi sulla Stampa leggiamo che su 600 produttori piemontesi presenti a Vinitaly la maggior parte sono di Langhe e Roero. Ora ditemi se questa non sembra una secca smentita da parte della cosiddetta base? Della serie quando le opinioni di un presidente sono distaccate dai fatti. In politica, anche per molto meno chiederebbero le dimissioni; fra i produttori piemontesi invece si lascia correre, senza neanche un’alzata di spalle. Saranno i fatti a parlare…"



Il giornalista Giancarlo Montaldo sulla Gazzetta d'Alba scrive:


« Il tempo però non è trascorso invano: le aziende hanno razionalizzato le loro strategie di promozione e capito che potevano contare su altri strumenti per dialogare con l’esterno. Forse, come dice Matteo Ascheri, presidente del consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, «non è il vino che ha bisogno delle fiere, ma sono le fiere che hanno bisogno del vino».


Dopo 44 anni. Lo stesso Matteo Ascheri, che è anche produttore di lungo corso a Bra, è chiaro nei suoi ragionamenti, sempre espressi in questa bella intervista rilasciata a Giancarlo Montaldo:


«Dopo 44 anni di partecipazione ininterrotta, quest’anno la mia azienda ha deciso di non tornarci. E sono molte le aziende che hanno preso la stessa decisione. Sia chiaro, non per risparmiare, ma perché hanno capito che si possono cogliere le medesime opportunità usando altri canali di promozione. La stessa Grandi Langhe, che il consorzio Barolo e Barbaresco insieme al Roero hanno promosso e organizzato, ha dimostrato di essere un efficace strumento di promozione, che ogni azienda può adattare alle proprie esigenze e opportunità». La conclusione secondo Ascheri è che «le denominazioni sono proprietà collettive e, perciò, i produttori cominciano a capire che la promozione individuale merita di sincronizzarsi con progetti collegiali per trovare insieme nuove idee di promozione. Non già per intasare una strada già molto affollata dalle iniziative di tante realtà istituzionali e aziendali, ma per scegliere le soluzioni più efficaci in rapporto alle opportunità di dialogo che l’attualità mette a disposizione».


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